Portogallo: un sorso di "carinho" per la GMG

Portogallo: un sorso di "carinho" per la GMG

29.07.2023
di Teresa Bartolomei

È sotto la luna piena di una sera del settembre 1935, in un remoto centro abitato del nord del Portogallo, Póvoa de Varzim, che Simone Weil, la grande pensatrice francese di origini ebraiche, viene colta “all’improvviso dalla certezza che il cristianesimo” è la religione degli ultimi, che gli ultimi “non possono non aderirvi e lei con loro”. La donna inquieta e solitaria che ha fatto della sete di verità e giustizia una ricerca mistica che la porta ad abbandonare i propri privilegi per visitare i territori più duri della storia – guerra, lavoro in fabbrica e nei campi, assistenza ai rifugiati – ha trovato la fonte cui dissetarsi. Ha udito la voce di Gesù nel canto “sicuramente molto antico, di una tristezza straziante” intonato dalle mogli dei pescatori che celebrano la festa del patrono in riva al mare e nel vederle andare “in processione intorno alle barche con dei ceri in mano” ha ravvisato una condivisione talmente profonda e autentica della loro povertà e sofferenza con il Signore, che questa preghiera comunitaria si fa istantaneamente per lei espressione della presenza di Dio.

Il Portogallo è molto cambiato nei quasi cento anni che ci separano dall’esperienza di Simone Weil. La povertà, l’arretratezza, l’isolamento da lei testimoniati sono stati gradualmente superati dal processo di democratizzazione e modernizzazione economica e sociale innescato dalla Rivoluzione dei Garofani, fulmineamente consumatasi il 25 aprile 1974. Chi si reca oggi in Portogallo trova un Paese dinamico, aperto al mondo, in cui la celebre saudade, l’attaccamento nostalgico al lontano e al passato, cede il passo a un ottimismo solido e concreto, alla voglia di costruire il futuro a partire dalla fiducia individuale e collettiva nel presente.

E, tuttavia, alcuni tratti profondi dell’anima portoghese restano vivi e rilevanti, in una continuità che riannoda fila spirituali di forte suggestione. Così, la processione notturna, illuminata dalle candele, è ancora oggi uno dei momenti più significativi della liturgia di Fatima, riunendo ogni sera i pellegrini in preghiera intorno all’immagine della Madonna nella grande spianata del santuario.

Il gesto, il canto, l’incontro sono dimensioni fondamentali della spiritualità di questo popolo che, nelle parole di un suo grande teologo, Frei Bento Domingues, è caratterizzato da una “religione del cuore” (A Religião dos Portugueses. Figueirinhas, Porto 1988): una dinamica collettiva e individuale di adesione affettuosa, spontanea, straordinariamente empatica, all’esperienza religiosa, che fa volentieri a meno delle astrazioni teologiche, delle ricognizioni dottrinali e delle inquietudini razionaliste per abbandonarsi con semplicità al carinho, parola intraducibile in italiano che designa un sentimento di tenerezza, amorevole dolcezza, che abbraccia il destinatario in una vicinanza calorosa e gioiosa, fatta di presenza più che di parole.

Il carinho dà forma al legame che unisce i tre pastorelli di Fatima alla Bianca Signora di cui all’inizio non sanno neppure il nome e del cui messaggio non capiscono praticamente nulla, ma la cui presenza li riempie di una gioia talmente grande che per essa affrontano con coraggio e celestiale serenità le incomprensioni familiari, le persecuzioni delle autorità, e poi le sofferenze della malattia. Il carinho è la forma dell’affetto infantile, nella sua abissale purezza, nella sua infrangibile semplicità. È il sentimento che apre la porta del regno dei cieli, perché convertirsi è tornare bambini, spogliarsi di ogni pretesa di grandezza per farsi piccoli: capaci di accogliere incondizionatamente l’amore di Dio (cfr Mt 18,1-5.10).

Anche in Portogallo, come in tutto l’Occidente, la forma ecclesiale del cattolicesimo è oggi in preda a una forte crisi: i numeri della pratica sacramentale sono in calo verticale; le antiche forme di devozione lasciano posto all’agnosticismo; l’individualismo dissolve i legami, screditando le appartenenze istituzionali e incentivando soprattutto tra i giovani modelli di spiritualità fai da te incapaci di creare comunità. E, tuttavia, il calore del cuore che alimenta la fiamma della fede portoghese non è spento.

I giovani che a fine luglio arriveranno a Lisbona per incontrarsi con Papa Francesco nella GMG 2023 troveranno un’accoglienza vibrante; una luce inimitabile che scaturisce dal riverbero del cielo trasparente nelle acque placide del Tago; l’allegria ospitale di una città pacifica, in cui non mancano i problemi ma che abbonda di risorse, soprattutto umane, per risolverli. Troveranno una Chiesa accogliente e proiettata verso il futuro da un cammino sinodale abbracciato con entusiasmo, una Chiesa che non nasconde le ferite arrecate da nodi antichi, finalmente affrontati, come la crisi degli abusi, che è stata oggetto di un’indagine rigorosa promossa dalla Conferenza Episcopale portoghese ma affidata a una commissione indipendente. Non troveranno risposte dirette alle domande che portano con sé in un momento storico così gravido di incognite, devastato da violenza scellerata, insicurezza economica, degrado ambientale, ma certamente riceveranno un sorso indimenticabile di fiducia dal carinho portoghese, dal calore di una fede che scaturisce direttamente dal cuore, generando percorsi di riconciliazione, fraternità e amicizia che possono avviare importanti processi di cambiamento.

“Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”, scriveva Pascal. Laddove la ragione vede solo difficoltà insormontabili, il cuore crea porte e ponti che permettono di andare avanti, non restare bloccati nei problemi e nelle divisioni. I portoghesi lo sanno bene e ne fanno pratica di vita. È la piccola, grande lezione che essi offriranno ai giovani visitatori della GMG, se questi sapranno guardarsi intorno attentamente, con la disponibilità spirituale che aprì a Simone Weil le porte dell’esperienza cristiana, ai pastorelli di Fatima l’incontro con la Bianca Signora che promette pace e perdono alla terra.

Teresa Bartolomei

Teresa Bartolomei (1959), docente e ricer­catrice presso la Facoltà di Teologia dell’U­niversità Cattolica di Lisbona, ha studiato Filosofia del linguaggio alla Sapienza di Roma con Tullio De Mauro e alla Goethe-Universität di Francoforte con Karl-Otto Apel. Ha pubblicato saggi di etica, religio­ne e letteratura, così come narrativa breve, in riviste italiane, francesi e portoghesi, e in Germania per Campus Verlag.

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