Quale memoria nell’Europa spaventata dalla guerra

Quale memoria nell’Europa spaventata dalla guerra

27.01.2024
di Anna Foa

Come celebreremo in questo 27 gennaio 2024 la giornata della memoria? Se l’anno scorso la domanda era quella posta dalla senatrice Segre sulla possibilità che a breve la Shoah non diventasse altro che un rigo sui libri di storia, oggi si va oltre la dimenticanza, con il rigurgito di antisemitismo che segue la guerra di Gaza e con l’immagine dei saluti romani di centinaia di giovani a Roma. Fascismo e antisemitismo, sia pur per motivi e in contesti diversi, sembrano rialzare la testa, noncuranti del lungo percorso memoriale che si è realizzato, dei nostri sforzi per insegnare, ricordare, ammonire. Che memoria dobbiamo consegnare perché questo processo di cancellazione si arresti, perché i valori della lotta contro il razzismo, l’antisemitismo, l’odio sempre più diffuso diventino patrimonio comune o tornino ad esserlo?

Le risposte sono complesse. Da una parte le manifestazioni sempre più aperte di esaltazione del fascismo hanno radici in una storia tutta italiana di un richiamo al fascismo da molti anni crescentemente rivalutato o considerato come un fenomeno innocuo e folklorico. Nella maggior parte dei casi, queste manifestazioni fasciste non si accompagnano a espressioni di antisemitismo. Le leggi antiebraiche del 1938 vengono se non occultate messe in sordina, presentate come un errore. Che il confino che fino al 1940 colpisce esclusivamente gli oppositori del regime, divenga con la guerra reclusione di ebrei – in maggioranza gli ebrei stranieri – pochi lo sanno, e non solo fra i fascisti. E poi, nonostante la storiografia sia su questo praticamente concorde, nessuno parla della complicità della Repubblica di Salò nella deportazione degli ebrei tra il 1944 e il 1945. Ignari o dimentichi, gli esaltatori attuali del fascismo si guardano bene dal professarsi antisemiti, ed anzi fanno continue professioni di amicizia verso Israele, senza se e senza ma.

Diverso è il caso dell’aumento dell’antisemitismo, collegato com’è alla guerra tra Israele e Hamas e i bombardamenti di Gaza, che hanno fatto e continuano a fare migliaia di morti civili, guerra che deve cessare ma che, vogliamo ricordarlo, è iniziata il 7 ottobre con il massacro di oltre mille civili israeliani, in maggioranza ma non solo ebrei, con centinaia di stupri, con il lancio di migliaia di missili su Israele. Si tratta di un antisemitismo che possiamo definire di sinistra, terzomondista, caratterizzato da un radicato antisionismo che ha radici antiche, pensiamo alle reazioni alla guerra del Libano del 1982, ma che ora è cresciuto enormemente, in particolare negli Stati Uniti e in Francia. È più difficile da contestare perché molto spesso i suoi sostenitori sono convinti di essere dalla parte dei più oppressi, dei più umili, quindi dalla parte del giusto. Credo inoltre che per contestarlo non basti riferirsi alle responsabilità di Hamas, movimento terroristico autore di massacri atroci ma anche di repressioni sanguinose degli stessi palestinesi e di un’ideologia teocratica vicina a quella iraniana, ma che occorra anche spiegare le responsabilità dell’attuale governo di Netanyahu, dei coloni religiosi, del rifiuto di uno Stato palestinese, del loro far tutt’uno di palestinesi e Hamas col risultato ovvio di spingere anche i palestinesi moderati dalla parte di Hamas.

Celebreremo quindi questo 27 gennaio solo spiegando, confutando errori e ignoranze? No, credo che dobbiamo anche noi rimetterci in discussione. La giornata della memoria, sancita dall’ONU e dall’Unione Europea, è rivolta a tutti, non solo agli ebrei, e non è stata creata per risarcirli, cosa impossibile – infatti come risarcire la Shoah? – ma per combattere i genocidi, quelli futuri non solo quelli passati, per trasmettere valori, come il rifiuto del razzismo, dell’antisemitismo, del nazionalismo. Per abbattere muri, non per innalzarli. Per proporre valori, non per chiudersi sulla difensiva. Mi rendo conto delle difficoltà di questi propositi, con le guerre in corso – non dimentichiamo l’Ucraina – e con l’accusa di genocidio rivolta ad Israele, accusa su cui si dovrà pronunciare la Corte dell’Aja ma che sembra invero giuridicamente poco fondata. Ciò nonostante, dobbiamo provarci. Se vogliamo salvare il salvabile non solo della nostra memoria ma anche del nostro futuro.

Anna Foa

Anna Foa, docente di Storia moderna all'Università "La Sapienza" di Roma, è autrice di numerosi saggi dedicati alla presenza del popolo ebraico nel vecchio continente. Il suo libro più noto è "Ebrei in Europa dalla peste nera all'Emancipazione".

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