RESTERANNO SOLO MACERIE

RESTERANNO SOLO MACERIE

16.05.2020
di Lorenzo Fazzini

“Resteranno solo macerie. Ma da lì si potrà costruire qualcosa di nuovo”. La recente, candida ammissione di Daniele Rocchetti, organizzatore della rassegna Molte fedi sotto lo stesso cielo di Bergamo, lì per lì mi ha causato un forte sconforto. Sensazione che tanti, nel mondo culturale, artistico, editoriale, musicale, teatrale, sportivo… stanno provando, credo. Come la sto provando io, da quasi 8 anni direttore di Editrice missionaria italiana e da quest’anno consulente del Salone del libro di Torino (ahimè, doveva svolgersi proprio in questi giorni…) per il settore religioso.

Già, che ne sarà di eventi pubblici, rappresentazioni teatrali, cinema, film, partite, incontri, convegni, dibattiti, presentazioni di libri, reading, … in questo lungo “dopo-Covid19”? Infatti, sulla possibilità di incontrarsi in pubblico oggi si gioca molta della trasmissione culturale, in Italia. Il detto “una città, un festival” era un dato di fatto: in quasi tutte le città italiane è sorto di recente un evento culturale capace di attirare migliaia di persone.

Se restringiamo la nostra attenzione al mercato del libro religioso (il 6% del fatturato generale), ambito al quale il mondo cattolico dovrebbe essere particolarmente sensibile (attraverso il libro si trasmette molta di quella cultura spirituale e teologica che costituisce l’innervatura della fede cristiana), la situazione si fa ancora più drammatica. Due numeri danno l’idea della disfatta: nel 2019 (ultimo dato disponibile) il mercato del libro religioso segnava un – 44% di fatturato rispetto al 2013, un dato ancora peggiore del – 33% del mercato in generale. Se guardiamo più da vicino il mondo delle librerie, anche qui i riscontri sono negativi: a mo’ di esempio, le Librerie Paoline saranno 15 (qualche lustro fa erano 70) tra meno di 5 anni. Da notare: il 66% dei libri religiosi vengono venduti in librerie religiose. Se spariscono, pure i libri si perdono per strada…

E dunque. Cosa si potrà costruire di nuovo sulle macerie? Forse quella che avremo davanti a noi - editori cattolici, mondo ecclesiale, gerarchia ecclesiastica - sarà l’ultima occasione per attuare quella “pastorale della lettura” che persone molto più qualificate di me - un nome, Giuliano Vigini - hanno da anni invocato. Un modo perché il “dare ragione della vostra speranza” possa realizzarsi ancora. L’articolazione intellettuale della fede non è questione cara solo a qualche intellettualoide. E’ un aspetto che dovrebbe stare a cuore a tutta la comunità dei credenti. Pena il pensare che solo una visione spiritualista e devozionale possa essere il volto futuro del cattolicesimo.

Guardiamo le possibilità che un domani (di normalità post Covid) avremo dinanzi a noi. Ogni chiesa locale è coinvolta in un’attività di formazione imponente: corsi di formazione per catechiste/i, per responsabili Caritas, per il laicato impegnato; incontri pubblici su temi di attualità (economia, geopolitica, …); assemblee diocesane di inizio e fine anno; corsi di formazione per presbiteri; corsi di aggiornamento per religiosi/e. Insomma, un’“industria” della formazione che ha dell’imponente in termini numerici. Per non dire al livello “inferiore”: decanati, vicariati, unità pastorali, parrocchie. Parliamo di decine se non di centinaia di migliaia di persone che si radunano (si raduneranno, si spera) attorno a un ideale. Ebbene, tutto questo movimento di incontri, conferenze, testimonianze, corsi, eventi, è una mastodontica occasione per l’editoria cattolica. E quest’ultima è una manna dal cielo per il corpo ecclesiale. Ad una condizione: che nasca un’alleanza vera, fattiva, concreta tra le parti.

Mi spiego con un esempio sperimentato di persona. Lo scorso anno j’ufficio diocesano per la scuola di Bologna è ricorso al Festival Francescano per pensare, organizzare e realizzare un corso di aggiornamento per docenti di IRC. Il Festival ha chiesto ad Emi come relatore il pedagogista Johnny Dotti, nostro fresco autore. Il quale ha tenuto la sua relazione (apprezzata): l’occasione è stata proficua per pubblicizzare il suo ultimo libro, messo in vendita in sala: 40 copie vendute. A costo zero. Tutti ne hanno beneficiato: l’ufficio diocesano ha organizzato un evento di qualità; il Festival ha avuto un pubblico prestabilito; l’editore ha intercettato nuovi lettori. Insomma, tutti contenti.

Da questo esempio traggo 3 idee concrete per costruire qualcosa di nuovo nel prossimo futuro:

  1. una cabina di regia per una decina di diocesi che vogliano farsi pioniere di questo modo di lavorare in ambito formativo-culturale, cui aggiungere gli editori che vorranno e alcune librerie di riferimento. Obiettivo, programmare un’annata formativa pensandola e organizzandola tenendo presente autori e i loro libri. Se questa manovra potrà estendersi alle oltre 200 diocesi italiane per 5/6 eventi ogni anno per ciascuna diocesi, è immaginabile il numero di possibili lettori che si possono raggiungere.
  2. Perché non ipotizzare che ogni diocesi lanci, come già alcuni movimenti ecclesiali fanno (vedi CL), il proprio “libro del mese”? Un testo di riferimento di varia natura (un romanzo, un saggio, una testimonianza, un libro di spiritualità…) che viene reso accattivante tramite i social network?
  3. Intorno al libro del mese si potrebbero creare dei gruppi di lettura sulla falsariga di quelli che stanno affollando biblioteche e librerie d’Italia, solitamente intorno a romanzi “generalisti”.

Perché non provarci? Tre proposte, fattibili e concrete, perché da una sinergia pensata, studiata, condivisa tra editori, mondo cattolico e librerie possa nascere un piccolo germe di novità sulle macerie che il coronavirus causerà anche alla cultura cattolica del nostro Paese.

Lorenzo Fazzini

Lorenzo Fazzini dirige l’Editrice Missionaria Italiana (EMI) dal 2012. Giornalista, saggista e autore televisivo, collabora con riviste e quotidiani. Tra i suoi libri: "Nuovi cristiani d’Europa" (2009), "Dialoghi nel cortile dei gentili" (2010); "Un’anima per l’Europa" (2011); "Un vangelo per l’Africa" (2011).

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