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SANREMO SECONDO IL FUMETTO

09.02.2019

di Matteo Stefanelli

Se il Festival di Sanremo è una liturgia che si ripete sempre uguale a se stessa, quel che conta sono le variazioni, i piccoli slittamenti. Quelli interni al programma, certo, ma anche quelli che attraversano i media che lo raccontano. E il fumetto, che nel sistema dei media è sempre stato il più disallineato - talvolta più ingenuo, talaltra più creativo e immaginifico - non ha mai mancato di farsi specchio dei contenuti, degli artisti e dello stesso ruolo di grande racconto collettivo che il festival è stato e continua ad essere.

In queste settimane la discussa operazione televisivo-musicale di Celentano, Adrian, ha ricordato il ruolo che proprio un anno fa ebbe al festival il fumettista Milo Manara, disegnatore per il progetto-flop del Molleggiato ma anche l’artista cui Claudio Baglioni affidò nel 2018 una serie di omaggi disegnati ai grandi cantanti della musica italiana: Fabrizio De André, Sergio Endrigo e altri. Un paradosso tipico del rapporto tra fumetto e la musica festivaliera: intenso, ma discontinuo e contraddittorio.

È a partire dagli anni Sessanta che il fumetto italiano dedica grande attenzione al festival. La chiave è soprattutto festosa, all’incrocio fra l’allegria pop e la comicità che caratterizzano le principali testate del fumetto popolare umoristico. Nel 1962 il Corriere dei Piccoli “invia” a Sanremo Violante Rock, adolescente creata da Grazia Nidasio, che cerca di incontrare Mina, scontrandosi con la dura realtà dello star system. Il giornale racconterà a più riprese la kermesse, anche con più ordinari servizi giornalistici, e dieci anni dopo la testata "sorella", il "Corriere dei Ragazzi", spingerà l’ironia sul piano della satira più esplicita, con un racconto-rubrica - la celebre ‘Tilt’ di Bonvi e Alfredo Castelli - che, mettendo in scena un sondaggio, punta il dito contro l’assenza dei veri beniamini dei giovani dell’epoca: De André, Bruno Lauzi, Lucio Battisti o la Premiata Forneria Marconi.

Ma al centro del rapporto tra fumetto e festival c’è soprattutto Topolino. Nei primi anni con incroci sporadici: una storia del 1963, di Pier Carpi e G.B. Carpi, immagina i Bassotti vincere un festival musicale paperopolese con una canzone dal testo banale, tutto rime cuore/amore. Nel 1988 Paperinik e il Festival di Sanromolo (di Bruno Sarda e Giorgio Cavazzano) è invece un’esplicita parodia, con Paperone e Rockerduck che si contendono la vittoria con le loro case discografiche. Dai tardi anni Novanta la copertura del festival si fa sistematica, con storie che spesso hanno per co-protagonista Paperica, alter ego disneyano del giornalista RAI Vincenzo Mollica. Nel 2014 il settimanale si presentò addirittura come un “omaggio al Festival!”, mettendo in copertina i conduttori Fabio Fazio e Luciana Litizzetto, “paperizzati”.

Negli ultimi anni, però, la festosa complicità tra Sanremo e il fumetto sembra svanita. Il che si spiega con il progressivo declino simbolico sia del festival che di Topolino. O forse, e meglio, con la ridefinizione del loro valore culturale. Da un lato Sanremo e i suoi artisti hanno infatti trovato nel fumetto un ingrediente utile per comunicare nuove capacità di comunicazione e rinnovamento culturale: se Lorenzo Mattotti ha firmato l’affiche dell’edizione 2013 e Manara i ‘tributi’ dell’edizione 2018, non va dimenticato che certi vincitori hanno proseguito proprio nel fumetto le proprie carriere di creativi a 360°, come Simone Cristicchi (autore di un graphic novel nel 2010) o Lo Stato Sociale (il cui primo fumetto è stato pubblicato da Feltrinelli Comics nel 2018). D’altro canto, il fumetto italiano ha preso ad affrontare in maniera molto differente la storia della canzone italiana, per esempio con documentate ed emozionanti biografie quali Luigi Tenco (2008), di Luca Vanzella e Luca Genovese o G & G (2010), di Davide Barzi e Sergio Gerasi. Finendo per trovare in Sanremo e nei suoi interpreti poche ma buone occasioni per spingersi al cuore del racconto su e intorno alla musica, come ha saputo fare Leila Marzocchi nel suo Sanremo 1967. Ciao Luigi ciao (2017).


Matteo Stefanelli

Nato a Milano, ricercatore e consulente. Insegna Linguaggi audiovisivi presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Cattolica, e Histoire de la bande dessinée italienne e Théories de la bande dessinée presso l’Ecole Européenne Supérieure de l’image di Angoulême. Ha scritto di fumetto per diverse testate e ha pubblicato "Fumetto! 150 anni di storie italiane" (con Gianni Bono, Rizzoli), "La bande dessinée: une médiaculture" (con Eric Maigret, Armand Colin), "Il Secolo del Corriere dei Piccoli" (con Fabio Gadducci, Rizzoli).

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