TEATRO PANDEMICO

TEATRO PANDEMICO

27.02.2021
di Giacomo Poretti

Due cose.
Tutti pensiamo che sia molto complicato riaprire i teatri, io invece penso che il difficile sia cominciare a fare teatro.
Non facciamo che dire tutto il male possibile del 2020 ma c’è stato molto di peggio, forse non per tutta la nazione è vero, e nemmeno per la nostra amata Milano, forse neanche per un solo quartiere, un condominio, concordo con voi; però, per il sottoscritto, il 1987, è stato peggio di una pandemia con varianti annesse, e se non vi offendete vorrei sfogarmi dicendo che è stato l’anno più brutto della mia vita, artistica si intende. E pensare che non era neppure un anno bisestile il 1987 ma è stato l’anno della grande sconfitta! Calma signori ora vi spiego: avevo fondato da qualche mese un duo di cabaret che si chiamava Hansel e Strudel, il problema era che si rideva solo per il nome del gruppo. In quegli anni a Milano e nella provincia, vi erano innumerevoli locali di cabaret, tanti quanti sono i teatri della nostra città ora.

100, 150 posti al massimo; il cabaret era ed è uno spettacolo particolare: il pubblico è seduto ad un tavolo, magari ha mangiato un hamburger indigeribile, sicuramente ha bevuto diverse birre, e si sente autorizzato a commentare, a dire la sua; il pubblico di un locale di cabaret nel 1987 probabilmente non era mai andato a teatro quello vero, Il Piccolo, Franco Parenti, il Manzoni, no, e quindi non possedeva quell’educazione allo spettacolo: se il comico gli piaceva rideva, se non gli piaceva lo insultava fino ad arrivare, i più facinorosi, a tirare delle monetine, se andava bene, altrimenti sul palco arrivavano le cipolle dell’hamburger.

Quelli erano anni che se facevi cabaret tornavi a casa tardi la notte, gli spettacoli cominciavano alle 23 e terminavano, quando c’era pubblico, verso l’una e mezzo. Mi ricordo un locale, la Corte dei Miracoli: 80 posti a sedere disposti a ferro di cavallo attorno ad un palco largo 2,5 mt e profondo 2, il pubblico ce lo avevi addosso, e se non ti insultavano entro il primo minuto, era bellissimo, eccitante: era come, per un calciatore, giocare a San Siro o al Bernabeu.

Si lavorava dal giovedì alla domenica, 60.000 lire a spettacolo, se lo spettacolo si faceva: il giovedì e il venerdì spesso il pubblico non veniva ed allora noi, Flavio Oreglio, Antonio Cornacchione, il Mago Forrest cercavamo di farci rimborsare dal proprietario almeno la benzina, ma non c’era niente da fare.

Una volta, non so in quale mese del 1987, Hansel e Strudel si esibirono in un locale dove prima che fossero annunciati c’era la musica a palla, il proprietario ha tolto l’audio di netto e ci ha spinti sul palco: Marina Massironi, che era lo Strudel del duo, venne accolta da urla di questo tipo: vai a cagare, nuda, uno tra il pubblico si è impietosito e ha sussurrato: troia.
Quando sono entrato io l’aggressività stava scemando per fortuna e mi sono beccato solo un “nano di merda”, Marina è scoppiata a piangere, lo spettacolo non è nemmeno cominciato e il proprietario ha pensato bene di non pagarci. Nonostante l’esito di quella performance e di altre simili in diversi locali, prendemmo la decisione, come Hansel e Strudel, di iscriverci al Festival di Loano, che per la comicità era come la Champions League per il calcio. Di questi tempi si parla di fake news, ma queste bufale esistevano già nel 1987: pensate che un paio di giornali a tiratura nazionale scrissero che Hansel e Strudel erano i più accreditati alla conquista del titolo, un po’ come quando ad agosto la Gazzetta dello sport scrive che l’Inter vincerà lo scudetto. Con il senno di poi avremmo dovuto interpretare meglio gli avvenimenti: tipo che, sempre nel 1987, andammo a fare il provino per lavorare al Derby, il mitico locale dove si erano esibiti i più grandi comici milanesi, lo superammo, ma non riuscimmo mai a lavorarci perché il locale venne chiuso qualche settimana dopo il nostro provino. Casualità? Sfiga? Cambiare lavoro, boh? Perso il campionato, rimaneva la Champions: via baldanzosi in macchina verso… Loano.

Probabilmente non mi crederete se vi dicessi che quella sera di luglio quando venimmo annunciati scoppiò un temporale tale che il pubblico e la giuria scapparono a trovare riparo dalla grandine copiosa; rimanemmo soli sul palco, Strudel a piangere, io a pensare che se fossi rimasto a fare l’infermiere forse sarebbe stato meglio. Dopo 4 minuti la grandinata cessò, il pubblico e la giuria rientrarono, il presentatore annunciò i prossimi concorrenti: Hansel e Strudel qualche mese dopo smisero di esistere.

Non pago degli avvertimenti del destino ho deciso di proseguire: mi ha assunto una compagnia teatrale che avrebbe messo in scena Il Conte di Carmagnola, tragedia in versi del Manzoni. La regista disse entusiasta: da quando è stata scritta è stata rappresentata una sola volta: ci sarà stato un motivo, no?
Al debutto io ero un personaggio del Coro …s’ode a destra uno squillo di tromba: appena ho aperto bocca è arrivato un petardo sul palco e tutti gli studenti giù a ridere. Altro che Covid!

Spesso mi sono ritrovato a pensare quale sia la qualità che deve possedere un comico o più in generale un teatrante. Essere spiritoso? la dizione? lo studio? il physique du rôle? il senso del ritmo? la sensibilità?…..No, deve possedere l’ostinazione.

Le pandemie, anche quelle più ostinate, sono come le grandinate, prima o poi passano; non resta che cercare nel vigneto quello che è rimasto in piedi: di sicuro con quei grappoli ostinati si potrà fare del vino: si saprà tra qualche anno se corposo o insipiente.

Giacomo Poretti

Giacomo Poretti, in veste di attore, sceneggiatore e regista, ha costituito con Aldo Baglio e Giovanni Storti un trio comico da molti anni assai apprezzato in teatro, tv e al cinema. Ha pubblicato i volumi "Alto come un vaso di gerani" (2012) e "Al Paradiso è meglio credere" (2015). Con Luca Doninelli e Gabriele Allevi dirige il Teatro Oscar di Milano, coordinando il progetto Desidera.

Guarda tutti gli articoli scritti da Giacomo Poretti
 

Array
(
    [codice_fiscale_obbligatorio] => 1
    [coming_soon] => 0
    [fattura_obbligatoria] => 1
    [fuori_servizio] => 0
    [homepage_genere] => 0
    [insert_partecipanti_corso] => 0
    [moderazione_commenti] => 0
    [mostra_commenti_articoli] => 0
    [mostra_commenti_libri] => 0
    [multispedizione] => 0
    [pagamento_disattivo] => 0
    [reminder_carrello] => 0
    [sconto_tipologia_utente] => carrello
)

Ultimo fascicolo

Anno: 2021 - n. 4

Iscriviti a VP Plus+

* campi obbligatori

In evidenza

Viaggio alle radici del nuovo odio dei classici
formato: Articolo | VITA E PENSIERO - 2021 - 4
Anno: 2021
Il processo alle discipline umanistiche in voga in Occidente, soprattutto negli Usa, riapre la riflessione sulla storia del classicismo come modello culturale. Un’eredità da salvaguardare, che ha visto intrecciarsi positivamente culture e religioni differenti.
Gratis

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo avviso, navigando in questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

Acconsento