The Chosen continua a crescere. E arriva su Netflix

The Chosen continua a crescere. E arriva su Netflix

17.12.2022
di Armando Fumagalli

Poco più di un anno fa avevamo già parlato su questa rivista della serie The Chosen (qui l’articolo), la serie americana su Gesù e le persone a lui vicine, realizzata con il crowdfunding, che sta crescendo nel successo e nell’attenzione del pubblico americano e mondiale. Se lì parlavamo di circa 150 milioni di visualizzazioni delle varie puntate, siamo arrivati oggi a circa 450 milioni. Inoltre da pochi giorni è iniziata la distribuzione della terza stagione sul sito della serie: dall’11 dicembre è disponibile la prima puntata e ogni domenica verrà pubblicata una puntata nuova, fino ad arrivare alle otto previste anche per questa stagione. In più la seconda stagione ha un Christmas special di circa 40 minuti, molto adatto per questo tempo di Natale.

In realtà nelle settimane scorse sono successe alcune cose importanti, mentre – piccolo paradosso – da noi una parte del pubblico italiano si divertiva alla presa in giro (amabile, sicuramente divertente e non blasfema, ma forse proprio al confine con un pochino di irriverenza) di una ipotetica serie sulla vita di Gesù nella nuova stagione di Boris, uscita su Disney+…

La terza stagione di The Chosen ha avuto infatti a novembre in Usa una uscita cinematografica delle prime due puntate, e nonostante la distribuzione fosse curata da una relativamente piccola realtà indipendente, Fathom Events, la serie ha debuttato come terzo incasso della settimana, dopo il filmone Marvel/Disney Black Panther: Wakanda Forever e quasi alla pari con il secondo, The Menu, un film con Ralph Fiennes e la Anya Taylor-Joy de La regina degli scacchi. Le due puntate di The Chosen hanno totalizzato più di 14 milioni di incasso, generando una rinnovata attenzione su media importanti come il New York Times. Forse anche a causa di questo, una decina di giorni dopo l’uscita nei cinema, anche Netflix ha acquisito la serie, programmandone la prima stagione sulla propria piattaforma.

Ricordiamo che la serie è disponibile gratuitamente in tutto il mondo sul sito e sulla app dedicata, mentre si può trovare anche in altre piattaforme (diverse puntate anche su Youtube), magari diverse a seconda del Paese.

L’altra novità è che si è costituita una Fondazione, la Come and See Foundation, che ha almeno due obiettivi. Il primo è facilitare la raccolta fondi, rendendoli deducibili per il contribuente americano. Il secondo obiettivo è di incrementare il doppiaggio e il sottotitolaggio della serie. I promotori si sono posti la meta del doppiaggio in 100 lingue e di predisporre sottotitoli in 500 idiomi diversi. A oggi, la stagione 1 è doppiata in 12 lingue (compreso l’italiano) e sottotitolata in 62, la stagione 2 è invece in 7 lingue (l’italiano non c’è) con 20 sottotitoli (e qui l’italiano c’è). Per ora la stagione 3 ha i sottotitoli solo in inglese, lingua in cui è girata la serie, ma immaginiamo che traduzioni e sottotitoli arriveranno presto.

L’inizio della terza stagione conferma i pregi (e anche un po’ i limiti) della serie, di cui parlavamo nell’articolo precedente: un intento profondamente rispettoso e fedele al messaggio del Vangelo (gli autori hanno come consulente anche un sacerdote cattolico, fr. David Guffey), una vicinanza emotiva forte ai personaggi narrati, un interessante approfondimento della vita di alcuni apostoli e/o altri personaggi vicini a Gesù, come Maria Maddalena, Nicodemo… Nel primo episodio della terza stagione compare Giovanna (moglie di Cuza, amministratore di Erode Antipa: ne parla Luca nel suo Vangelo) e ci sono delle belle scene sulla vocazione di Giuda Iscariota e sulla riconciliazione di Matteo con suo padre Alfeo. Gli apostoli sono personaggi molto vivi, con pregi e difetti, lotte interiori e conflitti che li rendono molto vicini allo spettatore contemporaneo. Gesù è sempre una figura molto “calda” e affettuosa, con tratti di umanità che lo rendono assai amabile allo spettatore, anche se in alcune puntate compare poco. D’altra parte alcune scene sono un po’ prolisse, e si sente un certo filtro della cultura americana nella messa in scena e in alcune scelte narrative.

Ma il pubblico apprezza, e The Chosen sta crescendo in molti Paesi del mondo: abbiamo inoltre la sensazione che il passaparola sia molto attivo anche in Italia. Come dicevamo nell’articolo precedente, la fame di buoni contenuti – e anche di contenuti direttamente biblici e religiosi, se fatti bene – è ampia anche oggi.

Armando Fumagalli

Armando Fumagalli è ordinario di Teoria dei linguaggi e docente di Semiotica presso l'Università Cattolica di Milano, dove è anche Direttore del Master in International Screenwriting and Production. È inoltre docente di Storia e linguaggi del cinema internazionale.
Ha tenuto più volte lezioni, corsi di dottorato e conferenze in Università e scuole di sceneggiatura di Buenos Aires, Città del Messico, Los Angeles, Madrid, New York, Pamplona, Santiago del Cile. È consulente dal 1999 del gruppo di produzione televisiva Lux vide ed è stato più volte docente in corsi di sceneggiatura promossi da Rai, Mediaset e dalla Scuola Nazionale di Cinema. Ha svolto consulenze su progetti di comunicazione e ricerche per diverse aziende, fra cui Barilla, Endemol, Mediaset-RTI e Rai.

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