Uguali nel battesimo, diverse nel sesso: le donne e la Chiesa

Uguali nel battesimo, diverse nel sesso: le donne e la Chiesa

10.04.2021
di Lucetta Scaraffia

Manca una profonda teologia della donna, ha affermato più volte papa Francesco, suscitando la reazione sdegnata delle numerose e valenti teologhe che negli ultimi decenni hanno riflettuto su questi temi. Ma forse Francesco voleva dire che manca un lavoro di sintesi e approfondimento che tenga conto delle novità. In effetti i teologi cattolici hanno in prevalenza affrontato il problema posto dall’emancipazione delle donne in una sola direzione: quella di spiegare e confermare l’assetto tradizionale dei ruoli, a partire dal controverso problema dell’ordinazione femminile. Questa conferma, ribadita da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, si fonda sull’unica elaborazione teologica recente sul tema, quella del fondamento petrino e mariano della Chiesa che si deve ad Hans Urs von Balthasar, profondamente influenzato dallo stretto rapporto con la mistica Adrienne von Speyr. La novità, in un quadro che si limita a confermare lo status quo, sta nell’esaltazione del ruolo femminile – il «genio femminile» di Wojtyła – quasi a compensare le donne della reale emarginazione che vivono e che, davanti ai cambiamenti in corso nella società, appare sempre meno sostenibile.

Negli ultimi anni la situazione non è mutata, ma sono cambiate le donne, sia religiose sia laiche, che chiedono ascolto e rispetto, e proprio per questo hanno continuato a elaborare riflessioni esegetiche e teologiche che aprono la porta a una revisione radicale della divisione dei ruoli sessuali nella Chiesa. È molto importante quindi, e molto utile, il libro di Luca Castiglioni – Filles et fils de Dieu. Une manière d’articuler égalité baptismale et différence sexuelle (Les Éditions du Cerf, in corso di traduzione) – che affronta dal punto di vista teologico ed esegetico il problema centrale e decisivo che sta dietro ogni questione di genere nella Chiesa: come si definisce e come si affronta la contraddizione fondativa fra eguaglianza battesimale di tutti i credenti e differenza sessuale?

La parte centrale del libro, il suo cuore, affronta in modo esemplare la questione, tenendo conto di un ventaglio ricchissimo di fonti – dall’età antica alle più recenti interpretazioni esegetiche, sia di donne che di uomini – e propone nuove soluzioni che possono far avanzare la Chiesa nell’affrontare questioni divenute impellenti e non rimandabili. Soluzioni certo solo sul piano della teoria, che però – in un ambiente quale quello ecclesiastico che si muove se i cambiamenti trovano supporto nella teologia – possono far sperare in un miglioramento reale della condizione femminile nella Chiesa. Finora infatti la teologia sulla donna si è fondata su una visione dell’essere umano per cui ogni proposta di definire in modo diverso dalla tradizione i ruoli di genere veniva vista come una mancanza di fedeltà a Dio, e a come Dio aveva operato nella creazione.

Castiglioni contrappone a questa cultura tradizionale la teologia elaborata dalle donne, che riflette un’esperienza di oppressione ed emarginazione per arrivare a un’esegesi femminista della Bibbia che smonta ogni legittimazione della subordinazione femminile. Le domande che queste studiose pongono alle Scritture, fondate sulla loro esperienza di sofferenza, trascendono però la condizione femminile, concernono tutti gli esseri umani e, «più ancora, l’unità della comunità cristiana e la credibilità della Chiesa nella sua relazione con il mondo». In sostanza, queste voci hanno rivelato che la forza di emancipazione delle donne era presente al cuore stesso della fede cristiana, che la forza liberatrice delle donne è intrinseca al cristianesimo. E propongono una revisione radicale della struttura ecclesiale in modo che l’autorità carismatica sia valorizzata più di quella gerarchica.

Fondamentale è il capitolo che esamina gli scritti di Paolo, autore sia dell’affermazione più rivoluzionaria – né schiavo né libero, né uomo né donna, ma tutti uguali «in Cristo Gesù» – sia di quelle poi divenute le basi per condannare le donne alla marginalità e al silenzio. Paolo infatti afferma con forza l’unità dei credenti, che hanno tutti la stessa origine in Dio e la stessa finalità per l’edificazione della comunità: un’uguaglianza di fondo che non comporta alcun privilegio nel rapporto con la salvezza. La differenza sessuale viene declinata come differenza dei carismi, mentre uguale è la capacità di pregare e di profetizzare. Paolo è però attento al contesto sociale – i cristiani non dovevano essere percepiti come un elemento sociale perturbante – e ribadisce l’importanza che fosse ben manifesta la differenza fra uomini e donne: non esclude le donne né limita la loro libertà basata sull’eguaglianza battesimale – concezione inaudita per l’epoca – e propone non la subordinazione ma la differenziazione. In questo modo «le donne dovevano far avanzare la Chiesa portando il peso delle sue lentezze e dei suoi compromessi con il mondo» scrive l’autore.

Una lettura femminista della Bibbia permette di allargarne e approfondirne l’interpretazione non solo per quanto riguarda la domanda di fondo che si pone Castiglioni, cioè la dinamica e la definizione del rapporto tra donne e uomini, ma più in generale per la pratica del rapporto dell’essere umano con l’alterità per eccellenza: cioè Dio. I capitoli che ripercorrono punti nodali delle Scritture sono ricchi di stimoli e novità, soprattutto per quanto riguarda i rapporti di Gesù con le donne, mai intaccati da paternalismo patriarcale e che fanno di lui un vero liberatore dal punto di vista sociale, religioso, spirituale. La piena partecipazione delle donne al gruppo dei discepoli non si definisce mai come vocazione specifica, non si rinchiude mai in ruoli prestabiliti, e non prefigura mai una gerarchia costituita in base al sesso. Questa parte centrale del libro è veramente nuova, e mai un sacerdote si era spinto così avanti nel denunciare le carenze e i guasti della Chiesa di oggi confrontata con le premesse evangeliche.

L’autore analizza poi la situazione attuale e avanza proposte per il futuro. Ma ancora una volta con il limite di voler indicare – da parte di un appartenente al clero – la strada da seguire prima di aver ascoltato le opinioni e le proposte di molte donne, da posizioni diverse. La riflessione rimane chiusa nella gabbia teologica e manca uno sguardo alla storia e alla realtà, che determinano la condizione presente molto più dell’ideologia. Il fatto che le religiose vengano spesso ridotte a serve per i bisogni quotidiani del clero o che subiscano molestie sessuali – e non in pochi e isolati casi – è un dato reale che sicuramente contribuisce in modo determinante a una generale svalutazione del ruolo delle donne. La violenza infatti non è solo nella prevaricazione culturale e decisionale, ma in quella concreta e gravissima coperta dal silenzio.

È positivo e interessante che Castiglioni abbia colto la sfida intellettuale posta dal femminismo, ma questa sfida si combatte anche sul piano della realtà: il diritto di aborto e il gender di cui scrive sono infatti non solo categorie intellettuali, ma realtà sociali che stanno causando problemi concreti nella definizione della famiglia e di ciò che oggi viene definito genitorialità. Su tutto questo le donne cattoliche hanno idee e visioni, critiche da avanzare e proposte da sostenere. Bisogna sperare che la Chiesa non si chiuda ancora una volta nel recinto teologico, dove per ogni problema si cercano solo risposte astratte.

Lucetta Scaraffia

Lucetta Scaraffia, storica e giornalista, ha insegnato Storia contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Ha fondato e diretto l’inserto mensile «Donne chiesa mondo» de «L’Osservatore Romano» dal 2012 al 2019. La sua più recente pubblicazione è il romanzo "La donna cardinale" (2020). Con Vita e Pensiero ha pubblicato "La santa degli impossibili" (2014), Donne, chiesa e teologia (2015, a cura di), "Pregare, un'esperienza umana" (2015, con Franco La Cecla), "Francesco, il papa americano" (2017, con SIlvina Pérez).

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