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UNO SGUARDO BREVE E AMOREVOLE ALL’OSCURITÀ

30.11.2019
di Pablo d'Ors

Tutti abbiamo esperienza del male, del male degli altri e del nostro. Entrambi sono uguali, è solo che abbiamo la cattiva abitudine di considerarci dal punto di vista della vittima.

Una persona lucida è una persona che non giudica, che guarda le persone senza favoritismi, che va alla sostanza e non all'apparenza, che sottolinea ciò che ci unisce e non ciò che ci separa. Se così stanno le cose, non ci sono molte persone lucide in questo mondo.

Giudicare, cioè discriminare, è il nostro solito modo di procedere: facciamo sempre distinzioni, condannando. Diciamo ciò che è buono e ciò che è cattivo, dov'è la luce e dov'è l'oscurità. Solo i mistici sanno che la luce è il segreto più intimo dell'ombra, che entrambe sono come la notte e il giorno o, per dirlo con parole cristiane, come la croce e la gloria.

L'ombra non è necessariamente cattiva. Può essere vissuta come un castigo, una punizione – certo – ma anche come un percorso, un cammino. La cosa perniciosa è che ci si innamori dell'ombra, che ci si definisca a partire da essa (sono un esiliato, sono una vedova, sono una persona malata ...)

Nessuno può evitare un pensiero oscuro o un'emozione tossica, ma tutti possiamo (non senza allenamento) lavorare su noi stessi perché l'oscurità non metta radici in noi al punto da annebbiarci gli occhi e alla fine accecarci. Secondo me, mezza umanità è cieca, e l'altra è miope. Solo pochi, pochissimi – gli illuminati – sono svegli e vivono nella luce. Parlare della luce, diffonderla, è oggi il compito più urgente. L'unico essenziale.

L’oscurità entra in noi sempre dalla mente, sotto forma di un'idea. Presto diventa un'emozione (tristezza, angoscia, dolore... ). In queste fasi, può ancora essere affrontata e superata con relativa facilità. Il problema nasce quando queste emozioni oscure diventano stati d'animo e, soprattutto, quando quegli stati d'animo (depressivi, ansiosi... ) si impadroniscono dell'essere umano fino a condurlo all'abitudine della malattia.

Non dobbiamo combattere contro il buio. Per vincerlo, basta accendere una luce. La luce è la Realtà, la luce è la Parola. Solo la coscienza alla quale conduce il silenzio ci fa capire che la Realtà e la Parola – che sono la stessa cosa – sono luminose. Nella visione giudaico-cristiana del mondo, cioè occidentale, Dio crea il mondo attraverso la parola. Questo significa, sostanzialmente, che la parola e la realtà sono buone, che dobbiamo tornare a esse se vogliamo guarire. Il male, invece, non ha una parola alle spalle, non ha consistenza. Non è reale in senso stretto, è illusorio. Lucifero è una luce fittizia, ci inganna e ci trascina in un territorio di fantasie dove non c'è nulla.

I padri e le madri del deserto, i massimi esperti nella lotta contro i demoni, ci offrono le migliori parole d’ordine per uscire da questo confronto. Ne propongo tre per riassumere. 1. Le ombre visitano tutti, prima o poi. Pertanto, non si devono mai convocare, arrivano senza essere convocate. Nessun cammino è semplicemente dritto. Generalmente sono lunghi e tortuosi. 2. Le ombre attaccano sempre sul fianco più debole: il viveur con il piacere, l'artista con il successo, il pensatore con le idee, il politico con il potere... 3. Le ombre occupano prima la nostra mente, cioè il nostro spazio (interno); solo in un secondo momento occupano il nostro tempo, fino a farci perdere la vita. Una tentazione è una distrazione biografica. Ti toglie di mezzo, ti porta dove in fondo non vuoi.

La via d'uscita dalle tenebre è questa: guarda la tua oscurità di sfuggita e amorevolmente, poi torna immediatamente alla Parola o alla Realtà. Guarda – cioè, non fuggire, come al solito – ma nemmeno tenta di risolvere. Il male non è un problema pratico, ma essenziale. Non è possibile risolverlo, ma dissolverlo sì. Il pensiero e l'azione non hanno potere su di lui, ma la passione e la contemplazione sì. Quello sguardo interiore – e questo è fondamentale – deve essere breve. Se è lungo, sarà morboso e si rimarrà intrappolati nel buio. Lo sguardo breve, infine, deve essere amorevole, cioè tenero e benevolo. Con uno sguardo aggressivo o violento, l'oscurità si allargherà. Solo l'amore indebolisce il male. La non-violenza è nell’anima l’unico mezzo efficace. 

Tutto questo – me ne prendo la responsabilità – può risultare molto ermetico. In ogni caso, è estremamente letterale e preciso. C'è solo un consiglio imprescindibile: se sei una vittima dell'oscurità, lasciati consigliare da un maestro e obbediscigli. Difficilmente usciamo da soli dai buchi. Non possiamo andare dagli altri senza gli altri.

(A “Torino Spiritualità 2019”, al Circolo lettori, Pablo d'Ors ha tenuto una lezione su
Dio e ombre. Qui il video).

Pablo d'Ors

Pablo d’Ors (1963) nasce a Madrid da una famiglia di artisti e scrittori. Discepolo del monaco e teologo Elmar Salmann, è sacerdote cattolico dal 1991. Cercando il silenzio ha raggiunto a piedi in pellegrinaggio Santiago de Compostela, ha attraversato il deserto del Sahara, ha soggiornato sul monte Athos. Nel 2014 ha fondato l’associazione Amici del Deserto, con cui condivide l’avventura della meditazione. Nello stesso anno papa Francesco lo ha nominato consultore del Pontificio Consiglio della Cultura.

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