ZeroZeroZero e The New Pope: l'Italia si fa spettacolo globale

ZeroZeroZero e The New Pope: l'Italia si fa spettacolo globale

01.01.1970
di Massimo Scaglioni

Gomorra goes global. Lo si può ribadire con un filo di amarezza, o si può semplicemente prenderne atto: il “racconto di mafia” – o meglio “di mafie”, che spazia tra le diverse origini territoriali della criminalità organizzata, dalla camorra alla ‘ndrangheta fino alla “mafia capitale” etichettata dai media qualche anno fa – costituisce uno dei filoni più fiorenti di esportazione del nostro immaginario nazionale. Ma, in realtà, quello che ZeroZeroZero (la serie presentata in anteprima alla 76° Mostra del Cinema di Venezia, e in onda a dicembre su Sky) potrebbe insegnare è che, in un mondo globalizzato, la criminalità organizzata è essa stessa globale. E il genere seriale su cui l’Italia si è ampiamente sperimentata negli ultimi anni (da Romanzo Criminale a Gomorra, da Suburra a ZeroZeroZero), e ha ricevuto riconoscimenti e suscitato interesse a livello internazionale, diventa, esso stesso, sempre più global.

Gomorra. La serie – di cui abbiamo visto finora quattro stagioni, in attesa della confermata quinta, senz’altro il prodotto più compiuto della new wave della serialità made in Italy che guarda al mercato mondiale – rappresenta naturalmente il termine di paragone più adeguato per giudicare ZeroZeroZero, di cui a Venezia sono stati presentati i primi due episodi, The Shipment/La Spedizione e Tampico Skies/I cieli di Tampico. Stessa matrice originaria – l’omonimo romanzo di Roberto Saviano che, come nel caso di Gomorra, rappresenta una fonte di ispirazione su cui ha lavorato un team di sei sceneggiatori; stessa impostazione visiva, fortemente caratterizzata dallo sguardo del regista Stefano Sollima (che aveva dato un’impronta riconoscibile anche a Romanzo Criminale. La serie); un team realizzativo incardinato nella casa di produzione Cattleya, un’azienda di successo lanciata ormai nello scenario internazionale.

Ma rispetto a Gomorra ZeroZeroZero accentua la sua dimensione globale, a cominciare da un budget stimato di oltre trenta milioni di euro (per otto puntate) e partner produttivi di Sky del calibro della francese Canal+ e di Amazon Video, che si sta specializzando su contenuti di qualità destinati alla piattaforma digitale presente in decine di Paesi.

Il racconto inizia, nell’episodio pilota, molto spettacolare, fra i territori impervi dell’Aspromonte, in Calabria, dove un anziano ‘ndranghedista si nasconde in un bunker tecnologicamente attrezzato per evitare la cattura (e guardarsi dai nemici). Ma la vecchia mafia legata a un territorio non esiste più da tempo: ce l’aveva narrato già Gomorra nella seconda stagione, coll’episodio ricalcato sulla cosiddetta “strage di Duisburg”, a certificare le ramificazioni europee della criminalità. Il nostro sguardo viene fatto rapidamente carambolare dai monti della Calabria alla città messicana di Monterrey, luogo centrale della lavorazione e del traffico della cocaina, fino all’americana New Orleans, dal cui porto prende il via un cargo carico di droga destinato all’Europa. Questo carico in mezzo all’Oceano costituisce il filo conduttore di un viaggio che procede nello spazio e nel tempo, con l’intenzione di tracciare le tappe del narcotraffico narrate in specifici capitoli (i compratori, i venditori, gli intermediari…).

C’è dunque molta Gomorra in ZeroZeroZero, dalla scarsa presenza di personaggi veramente positivi, o quanto meno non ambigui, a una serie di stilemi narrativi e visivi (la paradossale religiosità dei malavitosi, nel Sud d’Italia quanto in America Latina, l’energica messa in scena di Sollima, che ci regala tre inseguimenti e altrettante cruente sparatorie nel primo episodio). Ma Gomorra incontra Narcos con l’ambizione di un racconto in grado di raccontare il narcotraffico per un’audience mondiale. Nell’operazione forse qualcosa dell’originalità di Gomorra si perde, col pendolo che oscilla dal local al global.

Sempre a Venezia è stata presentata la seconda serie di Sky per la prossima stagione: si tratta di The New Pope, seguito di The Young Pope a firma del regista premio Oscar Paolo Sorrentino. Si tratta di un’altra occasione di “internazionalizzazione” della fiction made in Italy, con un ideatore/regista di fama mondiale e un cast di divi (che comprende Jude Law e John Malkovich), sebbene sia un’operazione del tutto antitetica a quella “di genere” sviluppata da ZeroZeroZero e da Stefano Sollima. Young Pope/New Pope è un lungo film di Sorrentino che rifiuta energicamente l’etichetta (e molte regole) della serialità. Come spesso accade con Sorrentino, vi sono alcuni momenti non pienamente riusciti (soprattutto quelli in cui la serie gioca sugli stereotipi più prevedibili e banali sul Vaticano, descritto come luogo di intrighi e potere), e altri molto convincenti e persino emozionanti (soprattutto quelli relativi al rapporto con la fede dei due Papi protagonisti, l’americano Lenny Belardo e l’inglese John Brannox).

Come si diceva fra i corridoi della Mostra, è curioso che molti dei prodotti più interessanti presentati al Festival del Cinema di Venezia non saranno distribuiti in sala (se non parzialmente): è il caso dei film finanziati da Netflix (di cui due in concorso) e ovviamente delle serie tv. Ma queste due serie presentate – ZeroZeroZero e The New Pope – hanno trovato giustamente un palcoscenico internazionale per la loro anteprima. Che si tratti di due prodotti concepiti e realizzati interamente, o parzialmente, in Italia, e qui concepiti creativamente, non è cosa da poco, e rilancia una new wave nazionale che ha ancora grandi ambizioni.

Massimo Scaglioni

Massimo Scaglioni insegna Storia dei media ed Economia dei media alla Facoltà di Scienze linguistiche e letterature straniere dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. È responsabile del Ce.R.T.A. (Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi) e direttore del Master “Fare TV. Gestione, Sviluppo, Comunicazione”. Ha pubblicato numerose monografie e articoli sulla storia del broadcasting. È membro dell’editorial board delle riviste "View. Journal of European Television History and Culture", Comunicazioni Sociali, "Bianco e Nero", “Series”. È stato visiting professor presso Carleton University, Ottawa (Canada). Collabora con il Corriere della Sera. È attualmente principal investigator di un progetto di ricerca di interesse nazionale (Prin) sulla circolazione internazionale del cinema italiano.

Su VP Plus, il quindicinale online della rivista Vita e Pensiero, ha pubblicato gli articoli Aspettando gli Oscar 2020, Sanremo decostruito (da Sanremo), Nuovo Cinema Netflix, La religione (e l'Italia) come "brand".


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