Ferrari: Per l’Armenia una speranza europea?

Ferrari: Per l’Armenia una speranza europea?

02.10.2023
Stretta fra due Paesi ostili, la Turchia e l’Azerbaigian, che non solo contende il Nagorno-Karabakh ma ha mire espansionistiche sull’intera Armenia, la nazione cristiana non gode più del tradizionale appoggio della Russia e guarda sempre più a Occidente.

di Aldo Ferrari.

L’attuale repubblica d’Armenia è soltanto un decimo del territorio storico di questo Paese dalla storia millenaria, indissolubilmente legata alla fede cristiana sin dalla conversione avvenuta nel 301, ma che nell’XI secolo perse la sua indipendenza e fu a lungo diviso tra vari Stati musulmani, in particolare gli imperi ottomano e persiano. Nel corso dell’Ottocento la Russia zarista conquistò i territori che dopo la rivoluzione del 1917 costituirono, dal maggio 1918 al dicembre 1920, una repubblica indipendente, poi conquistata dall’Armata Rossa e rimasta sino al 1991 nell’Urss. Aver fatto parte dell’impero russo prima e dell’Urss poi ha consentito a una parte degli armeni di evitare il genocidio del 1915 subìto da quelli rimasti nell’impero ottomano e di conoscere un notevole sviluppo sociale e culturale. Nel complesso si può affermare che gli interessi armeni e quelli russi siano stati a lungo almeno in parte coincidenti. Anche dopo la dissoluzione dell’Urss nel 1991 e la nascita dell’Armenia indipendente questa situazione è rimasta invariata. Il presidente armeno Levon Ter-Petrosyan, uno tra i pochi dirigenti post-sovietici di estrazione non comunista, condusse a marce forzate la desovietizzazione del Paese, ma senza allontanarlo troppo dall’orbita politica di Mosca. L’Armenia, infatti, è entrata sin dall’inizio nella Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), nata sulle ceneri dell’Urss e nel 1992 anche nell’alleanza militare a guida russa Otsc (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva), mostrando così di voler mantenere un legame preferenziale con la Russia. Un approccio determinato non solo dalle tradizionali buone relazioni con la Russia, ma anche da un contesto geopolitico estremamente problematico.

L’Armenia indipendente si è trovata in una situazione molto diffi cile, soprattutto a causa del confl itto per la regione del NagornoKarabakh, abitata in larga maggioranza da armeni ma collocata negli anni Venti all’interno dell’Azerbaigian dalle autorità sovietiche. Questa guerra fu vinta dagli armeni, che presero il controllo di quasi tutta la regione contesa, nonché di vasti territori circostanti, precedentemente abitati soltanto da azeri. Nel maggio 1994 venne fi rmato un cessate il fuoco mediato dalla Russia, divenuta arbitra della situazione. Il Nagorno-Karabakh non si unì però all’Armenia, ma costituì una repubblica indipendente, non riconosciuta peraltro da nessuno Stato, riprendendo l’antica denominazione armena della regione, Artsakh. Nonostante la vittoria militare, l’Armenia conobbe una forte crisi economica e una vasta emigrazione, soprattutto verso la Russia. Si parla di oltre due milioni di persone, che tuttavia sono in stretto contatto con la repubblica armena, dalla quale molti di loro provengono. Un fatto che ha indubbiamente rafforzato i legami tra Mosca ed Erevan. L’Armenia concesse tra l’altro alla Russia anche il diritto di mantenere basi militari nel Paese, in particolare a Gyumri, al confi ne con la Turchia. In questa situazione la Russia, con la quale l’Armenia non confi na, ha costituito inevitabilmente il principale partner politico, economico e militare. In particolare, il forte legame con Mosca è stato una imprescindibile garanzia di sicurezza per l’Armenia nei confronti dei suoi vicini ostili, vale a dire Turchia e Azerbaigian. La questione irrisolta del Nagorno-Karabakh ha pesato notevolmente sull’Armenia, che per circa vent’anni ha visto al potere politici provenienti da questa regione contesa, prima Robert Kocharyan e poi Serzh Sargsyan. La libertà di azione di Erevan ne è stata molto limitata, in quanto i rapporti privilegiati con la Russia sono stati essenziali alla sicurezza del Paese. Mosca ha anche approfi ttato di questa situazione per prendere il controllo sin dagli anni Novanta dello scorso secolo di buona parte dell’economia armena, in primo luogo per quel che riguarda l’ambito energetico, ma anche i settori strategici dei trasporti e delle comunicazioni. Nonostante il forte legame con la Russia, l’Armenia ha intensi rapporti con gli Stati Uniti e l’Europa, anche grazie alla presenza di grandi comunità diasporiche. Non a caso, Erevan ha compiuto alcuni tentativi di avvicinarsi all’Unione Europea, con la quale ha sottoscritto gli accordi di Vicinato europeo (2004) e Partenariato orientale (2008). Nel 2013, tuttavia, il presidente Sargsyan fu costretto dalle pressioni di Mosca a rinunciare al progetto di fi rmare il Trattato di Associazione con l’Unione Europea e a entrare invece nell’Unione Economica Eurasiatica, restando quindi nell’orbita russa.


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Per l’Armenia una speranza europea?
Autore: Aldo Ferrari
Formato: Articolo
Stretta fra due Paesi ostili, la Turchia e l’Azerbaigian, che non solo contende il Nagorno-Karabakh ma ha mire espansionistiche sull’intera Armenia, la nazione cristiana non gode più del tradizionale appoggio della Russia e guarda sempre più a Occidente.
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